le RADICI
di una grande Storia millenaria

Le origini del CASATO

A Bobbio i Marchesi Malaspina ebbero uno dei loro massimi domini acquisito per investitura imperiale nel 1164.
In quell'anno, il 29 settembre, l'imperatore Federico Barbarossa ricompensò la fedeltà e il servizio militare di Obizzo Malaspina detto il Grande con un diploma nel quale venivano elencati corti e castelli a lui soggetti e vasti territori:
beni in Lunigiana, in Val di Taro, in Val di Trebbia, in Val di Staffora, in Lavagna e nella valle di Sestri, oltre che in Genova stessa. Risultano inoltre beni nel comitato e città di Tortona e in quello di Milano.

1772: lo sviluppo della viticoltura a Bobbio

Nel 1772 ha formalmente inizio la tradizione agricola e vitivinicola del Casato, con l'impianto di viti sui fondi maggiormente vocati, favorendo quelli ben esposti al sole.


Furono il nonno e il padre dell’attuale proprietario ad intravedere con lungimiranza il potenziale della viticoltura nella vallata, incrementando la coltura della vite nel solco di una tradizione millenaria, risalente alla fondazione monastica di San Colombano.


sopra:
alcuni dei possedimenti del Marchese Malaspina, dalle tavole realizzate dall'ingegner Antonio Maria Losio a partire dal 1772. (Archivio storico Marchese Malaspina)

 

La continuità

L’attuale proprietario Marchese Obizzo Malaspina, unitamente al figlio Currado e alla moglie Beatrice Brichetto Arnaboldi, di antica famiglia genovese-lombarda, conduce l’azienda con passione e competenza. E’ stato fautore della nascita del Consorzio di Tutela “Colli Piacentini” quale strumento di controllo e valorizzazione dei vini del territorio, e ne è tuttora uno dei principali soci.

 

L’azienda vanta oggi una selezionata clientela in Italia e in Europa, con prestigiosi riconoscimenti conseguiti in rassegne specializzate.


 

Palazzo Malaspina

Il grande palazzo dei Marchesi Malaspina è la più ampia dimora gentilizia di Bobbio e comprende tutto l'isolato.
Vi si notano loggiati di epoca assai antica, la parte superiore del palazzo fu sistemata a cura del marchese Antonio Maria Malaspina verso la seconda metà del XVIII secolo, su disegno dell' ing. Antonio Maria Losio di Bobbio, che progettò anche l'ampio scalone, eseguito nel 1785 da Carlo Giuseppe Calderara di Garlasco.



Le coerenze del palazzo, sono date dall'atto del 30 Marzo 1761 rog. Taffirelli; nell'archivio dei marchesi Malaspina esiste pure un bellissimo album di disegni di tutte le proprietà famigliari dei Malaspina, compilato dall'ing. Antonio Maria Losio tra il 1772 ed il 1794, contenente una precisa mappa del palazzo. Gli accordi per la sistemazione dello scalone su progetto di Losio con il Calderara di Garlasco furono stipulate il 14 Gennaio 1785 e sono conservati nell'archivio dei Malaspina: il Calderara incise anche le sue iniziali alla base della balaustra e gli furono date per compenso 25 pezze di Spagna. Il 24 Agosto 1780 Pietro Sartorio, stuccatore di Genova, fornì i disegni dell'alcova e di tre salotti.



Nel Palazzo Malaspina di Bobbio, di proprietà del Marchese Obizzo Malaspina, è custodito l'archivio nobiliare e la biblioteca antica della Famiglia il cui casato risale ad Odberto Primo durante il regno dell'imperatore Ottone Primo di Sassonia (900-975). Successivamente la discendenza si divise in due rami: quello dello Spino Fiorito e quello dello Spino Secco, il quale annovera numerosi uomini illustri dal quale discende l'attuale Marchese.



Tra questi é doveroso ricordare i nomi di Franceschino e Moroello Malaspina che ospitarono Dante Alighieri, che a loro dedicò in lode alcuni versi del canto ottava del Purgatorio, e Alessandro Malaspina (1754-1809) scienziato ed esploratore al servizio della corte di Spagna.



L'archivio storico di Bobbio, di fondamentale interesse per la storia dei feudi in Val Trebbia contiene documenti dei Malaspina a partire dalla metá del XVI secolo. Il più antico è il diploma dell'Imperatore Federico Barbarossa con il quale conferma i domini al Marchese Malaspina il 29 Settembre del 1164.



La biblioteca storica Malaspina è una raccolta libraria di estrema importanza e raritá, costituita da circa 1300 volumi, tutte edizioni antiche pubblicate anteriormente al 1830, tra le quali un incunabolo e 100 cinquecentine, custodite in una sala del palazzo in armadi di legno. Un patrimonio quindi considerevole che si riferisce agli interessi culturali e scientifici dei Marchesi Malaspina appassionati bibiologi e amanti dei libri.
Dal punto di vista dei contenuti le opere riguardano le diverse discipline del sapere, in particolare si segnalano opere giuridiche di letteratura classica e di filosofia, studi di botanica, agricoltura e d'ippologia, trattati di matematica, medicina ed economia, libri religiosi e di catechismo, manuali di grammatica e di geografia, opere scientifiche e storiche. Tra questi spicca l'incunabolo "Summola  di Pacifica Coscienza" di Pacifico da Novara stampato a Milano nel 1497.